Made in Italy: non solo qualità, ma anche competitività delle imprese
Il Made in Italy resta uno dei brand più riconosciuti e apprezzati a livello globale, ma oggi la sua forza non si basa più solo sulla qualità dei prodotti. Secondo la ricerca “Made in Italy: il valore di un’identità e la forza delle competenze” (Tp Infinity per Made in Italy Community), in Italia il 44% lo associa alla qualità artigianale e all’eccellenza produttiva, mentre all’estero prevale una percezione legata al lusso e allo stile di vita.
Un valore forte, ma esposto a rischi: il 45% dei consumatori internazionali ha acquistato almeno una volta un falso Made in Italy e il 28% lo ha persino preferito all’originale. Dati che confermano quanto competitività e tutela del brand siano oggi centrali.
Ma come possono le imprese italiane rafforzare il posizionamento del Made in Italy e difenderne il valore nei mercati globali?
Alessandro Da Re, intervistato da Adnkronos, ha spiegato che “La tutela e soprattutto lo sviluppo del Made in Italy richiede innanzitutto poche e chiare scelte di politica industriale che devono necessariamente tradursi non solo in scelte agevolative, ma soprattutto in totale ed assoluta stabilità normativa pluriennale, che consenta alle nostre aziende di scegliere una direzione ed una programmazione, anche degli investimenti“.
Un percorso che passa anche da strumenti concreti: incentivi all’innovazione e alla digitalizzazione, maggiore tracciabilità lungo le filiere e condizioni di competizione più eque a livello internazionale.
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